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Ci vediamo lì.

2011-01-11

Pausa.

Nel linguaggio silenzi e parole hanno pari dignità. Nella corsa no. La parola (il lavoro) è più importante del silenzio (la pausa). Però a volte le pause aiutano.

Le pause consentono di apprezzare il lavoro. E danno a corpo e mente tempo per il recupero.

Oggi pausa. Oggi niente nebbia, pioggia o fatica di altro genere da raccontare.

Lascio la parola a un articolo apparso sul numero di dicembre di Runner's World Italia. Nell'articolo si parla della poca "internazionalizzazione" dei podisti italiani. E' interessante soprattutto un passaggio, che ho evidenziato.

Si ricollega idealmente a quello che ieri Manlio ha scritto qui. E che riporto in estratto qui sotto.
"Valerio, tra parentesi atleta GRC..., sta preparando la maratona di Londra alla quale è riuscito a iscriversi con una onlus inglese alla quale destinerà il denaro che sta raccogliendo. Il suo è un bel progetto, anche perché dimostra che anche noi italiani sappiamo correre per beneficenza e non soltanto sui tracciati di casa: qui c'è molto da fare perché all'estero si stanno facendo una brutta idea del runner italiano, ma ci torneremo. Per ora vi invito a far girare la voce sulla maratona di Valerio e sulla sua iniziativa, che lui descrive e aggiorna sul suo blog nato per l'occasione: fare del bene (anche con la maratona di Milano, dove organizzerà una staffetta)"
Non che me ne freghi tanto di quello che pensano all'estero. Non hanno neanche il bidet. Però dispiace essere ritenuti per principio inaffidabili. Solo perché italiani.
Consoliamoci, almeno siamo puliti. Al contrario di inglesi e francesi.

Vi lascio alle parole del direttore di Runner's World Italia. Buona lettura. E buona pausa.


p.s.
Per leggere cliccare sull'articolo.

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